“Quì e là, sugli alberi, resistono ancora le ultime foglie, ed io resto spesso pensieroso dinnanzi a loro. Contemplo una foglia e la mia speranza vi s’aggrappa. Quando il vento la fa muovere, trema tutto il mio essere, e se cade, ahimè, è la mia speranza che cade con lei” [Shubert]
Un altro giorno sotto la pioggia.
L’aria è cristallina. Si può scorgere la propria immagine sbiadita su ogni faccia del suo essere romboidale. Il colore di questa notte è un rosso lieve, come le venature negli occhi di chi ha appena smesso di lacrimare.
Seduto in riva d’un mare silenzioso la figura di un uomo che osserva l’orizzonte disgregato di fronte a sè. In quella sottile linea di separazione, bianca di purezza, è segnato il destino del suo desiderio, il suo traguardo ultimo quotidianamente sfiorato con il pensiero, in perpetua espansione ed allontanamento. Un non-luogo, immaginario, dimora di alienazioni dell’animo d’un innamorato; astrazione di un breve attimo di vita, lento come il passare di un giorno, utile alla sofferenza preventiva di una sofferenza ancor più grande.
Scisso tra l’osservare tutto questo ed il sentirlo dentro lascio che l’emozione rilasci i suoi effluvi…inutile tenerli dentro.